Storia della lavatrice

Il teologo di Ratisbona Jacobs Schàffern fu l’ideatore del primo prototipo di lavatrice nel 1768. Alla fine del 1800 risalgono invece i primi prototipi di macchine meccanizzate. Inizialmente venne meccanizzato il processo manuale; infatti le prime lavatrici sostituivano tale manualità, sfregando la biancheria, che era il metodo diffuso da sempre.

Successivamente tale movimento divenne elettrico. Questo “sfregamento” presentava però un notevole svantaggio: provocava una grande usura della biancheria e non la rendeva perfettamente pulita.

La prima soddisfacente modifica fu l’uso di un agitatore.
Il detergente attraversava le fibre della biancheria in modo forzato e non agendo meccanicamente.
Questo tipo di tecnologia, sviluppatasi in America, è a tutt’oggi ancora valida e continua ad essere la più diffusa al mondo. In seguito, tra il 1920 ed il 1930, vi furono alcuni tentativi di usare tecnologie innovative di lavaggio, il cestello orizzontale, che veniva applicato soprattutto a livello industriale.

I modelli ad agitatore, tuttavia, entrarono nel mercato in modo più massiccio e dotati via via di maggiori funzionalità come i cilindri rotanti per centrifugare la biancheria e resistenze per riscaldare l’acqua. In seguito venne realizzata la lavatrice a due vasche: la prima con agitatore dove veniva lavata la biancheria, la seconda munita di cestello ad asse verticale che aveva la funzione di risciacquare i panni e poi di centrifugarli. Ancora oggi questo modello e molto diffuso, in prevalenza in Asia ed Africa.

Le lavatrici con vasca unica e cestello ad asse orizzontale, usate in gran parte in Europa, non hanno invece avuto grande successo in America, nonostante diverse aziende come la Whirpool abbiano realizzato numerosi modelli simili a questi. Con il boom economico industriale, nato dopo la seconda guerra mondiale principalmente in Europa, vi furono nuove esigenze di benessere a livello domestico, perché soprattutto in Italia, il ruolo della donna stava notevolmente cambiando. Ed ecco che le industrie elettromeccaniche iniziarono così una spasmodica ricerca di innovazione e produzione di lavatrici. In Germania si continuò a produrre lavatrici con cestello, una tecnologia già adottata prima della guerra.

Queste lavatrici, prodotte anche dopo la guerra, presentavano però un problema di stabilità in quanto erano prive di sospensioni. La vasca era fissata al telaio della macchina e questo faceva sì che le lavatrici fossero fermate in qualche modo al pavimento.

Queste lavatrici erano però i prototipi esistenti più evoluti, in quanto già muniti di automatismi come ad esempio il timer, che ne consentivano una quasi totale autonomia di funzionamento.

Il modello americano di lavatrice, con agitatore e cilindri rotanti per strizzare la biancheria, venne adottato inizialmente in Italia dalla Candy con il modello 50 del 1946; poi il semi automatico a due vasche del 1957, modello bi-matic sempre della Candy e il modello 250 della lavatrice Rex risalente agli anni tra il 1950 ed il 1960.

Con l’entrata anche in Italia dei timer, si arrivò finalmente ai modelli automatici come ad esempio la Candy del 1960 modello automatico e così via. Questi modelli, notevolmente più evoluti, erano dotati di vaschette separate per il detersivo a seconda del momento del lavaggio. Negli anni successivi, la ricerca venne concentrata arrivando a ridurre l’energia elettrica, l’utilizzo dei detersivi e la quantità di acqua, salvaguardando così l’ambiente.
Ricordiamo i due fattori importanti che determinarono l’evoluzione della lavatrice in questi ultimi anni:

il primo è dato dalla necessità di utilizzare programmi di lavaggio con temperature sempre minori e con la quasi totale eliminazione del prelavaggio, in quanto si tendono ad utilizzare tessuti misti o completamente sintetici che si sporcano meno e vengono lavati più facilmente.
Il secondo fattore consiste nell’uso di detersivi sempre più all’avanguardia che riducono i tempi di lavaggio, con risultati migliori.


Posted in News by with no comments yet.

Il futuro si chiama S7

Il futuro si chiama Samsung Galaxy S7

Lo abbiamo già assaporato, un pezzo di futuro, con il Samsung Galaxy S6 e il fratello Samsung Galaxy S6 Edge: i due modelli sono stati, infatti, presentati in occasione del Mobile World Congress 2015, di Barcellona, e saranno disponibili in Italia a partire dal prossimo 10 di aprile.

Samsung Galaxy S7, adesso, è diventato lo smartphone più atteso di sempre: prima che fossero presentati i suoi due predecessori, già faceva parlare di sé, come ogni divo che si rispetti. In casa Samsung i successi non mancano mai: pensiamo, ad esempio, all’ottimo Samsung Galaxy Note 4, un dispositivo prezioso ed estremamente catchy. Ancora oggi le vendite di questo modello sono estremamente valide, grazie alle splendide funzioni di un dispositivo dallo schermo ampio e altamente definito.

Molti Samsung Fan, con gli ultimi modelli, si sono sentiti per così dire traditi dalle aspettative che avevano abbondantemente riposto nella casa costruttrice Sud Coreana: non ci sono, infatti, state grosse innovazioni nel panorama samsungiano. Per l’appunto, il neopresentato modello (o sarebbe meglio parlare al plurale?) Samsung Galaxy S6, ha già portato dietro di sé una scia abbondante di succose novità: l’implementazione del Samsung Pay, innovativo metodo di pagamento mediante l’impronta digitale che farà funzionare lo smartphone come una carta di credito conctactless; la presenza di uno schermo nettamente migliorato, con una diagonale da oltre 5 pollici e una definizione estremamente pregiata; infine, la possibilità di ricaricare via wireless la batteria dello smartphone, un’ottima idea, considerata soprattutto la vita frenetica di ognuno di noi.

Coloro che, dunque, sperano nella tornata all’attacco del marchio Sud Coreano, il prossimo marzo 2016, potrebbero trovare molto di cui rallegrarsi: Samsung Galaxy S7, partendo dall’anima, potrebbe avere una frequenza di clock di 3.X Ghz, con una memoria RAM da 4 GB e un processore OctaCore. Potrebbe avere uno schermo in 4k, per una risoluzione paranormale o addirittura puntare all’innovazione più assoluta, con la tecnologia flessibile in altissima definizione; potrebbe avere un sensore per la visione notturna, con tanto di proiettore olografico annesso.

Parlando di materiali, le tendenze dei top di gamma di ultima generazione si muovono tra il vetro, per assicurare impermeabilità e resistenza, e l’alluminio, per una leggerezza assolutamente insuperabile: magari Galaxy S7 potrebbe mixare queste due tendenze, arrivando a creare un nuovo paradigma ricercatissimo (o ricopiatissimo) dai marchi concorrenti.

Ovviamente, considerato tutto ciò e tutto quel che Samsung ancora nasconde come asso nella manica, veniamo alle note dolenti: il prezzo. Uno smartphone di questo calibro, sicuramente, porterà dietro di sé un importo a tre cifre da capogiro: sarebbe interessante se Samsung decidesse di stravolgere veramente l’idea di smartphone top di gamma, aumentando la qualità e abbassando, anche di poco, il prezzo.


Posted in News by with no comments yet.

Incontri causali

Ho rivisto Sara, qualche giorno fa, una mia amica del liceo che non vedevo da molto tempo. Ci siamo trovate in città mentre stavo andando a fare la spesa, lei aveva da sbrigare delle pratiche per la vecchia casa dei suoi genitori che hanno venduto qualche tempo fa, per poco non ci scontravamo dietro a un angolo!

Quando ci siamo riconosciute siamo rimaste un po’ di secondi a bocca aperta, quasi fossimo allo specchio, per lo stupore di una coincidenza così assurda. Abbiamo subito deciso di fissare una serata per andare fuori a cena insieme e parlare del più e del meno, e ieri siamo andate al ristorante giapponese per una scorpacciata di sushi come si deve.

E’ fidanzata, adesso, da 8 anni e convive con la sua dolce metà. Lui fa il rappresentante di materassi memory foam, quei supporti che fanno bene alla schiena per dormire che credo di aver visto pubblicizzati in TV. Lei lavora a un giornale locale, e sono molto felice di questo: mi ricordo benissimo quanto faticò alle superiori per rendere vivo il giornalino della scuola. Non lo comprava mai nessuno, a parte la bidella Rossana, ma a lei non era mai interessato, scriveva pezzi interessantissimi sia che fossero letti da 2 persone, sia che da 100.

Ha preso il tesserino, finalmente, dopo due anni a sgobbare con uno stipendio veramente misero che l’ha costretta ad affiancare altri mille lavori a quello principale per poter pagare l’affitto e tutto il resto. Ovviamente, la situazione relativa alla retribuzione non è che le sia migliorata di molto – e a chi migliora di questi tempi? – però è già un passo avanti che le apre tante porte.

Le ho raccontato del mio ex marito, notando subito in Sara uno sguardo perplesso, dato che non sapeva neppure che fossi sposata. In effetti, il mio matrimonio è stato davvero memorabile per quanto fu minimale, alla cerimonia eravamo in due invitati: io e lui. Il ricevimento di nozze lo consumammo in un fast food, perché subito avevamo l’aereo per andare in luna di miele.

Comunque, mi ha fatto veramente molto piacere rivederla, mi auguro si possa replicare…ma stavolta offre lei!


Posted in News by with no comments yet.